LABORATORIO XVIII edizione 2012

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MOSTRA DIDATTICA MAN RAY PHOTO SCHOOL

a cura di Stefano Grassi e Efisio Carbone

CENTRO COMUNALE D’ARTE E CULTURA LAZZARETTO
VIA DEI NAVIGATORI, S.N.C. - CAGLIARI

Dal 5 ottobre al 4 novembre - ore 9.00 - 13.00 / 16.00 - 20.00

Ingresso 5 euro, ridotto 3 euro

DSC_5463Venerdì 5 ottobre alle ore 18.30, presso il Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto di Cagliari, il Centro Culturale Man Ray ha inaugurato “Laboratorio 2012” XVIII edizione, Mostra Didattica della Man Ray Photo School, a cura di Stefano Grassi e Efisio Carbone.
La scuola di fotografia Man Ray Photo School, al suo diciottesimo anno di attività, presenta una serie di immagini prodotte da alcuni allievi selezionati. I temi sviluppati quest’anno sono il ritratto sociale e il paesaggio. La mostra presenta, inoltre, le fotografie del lavoro di gruppo, realizzato  sotto la direzione artistica e tecnica di Stefano Grassi, dedicato quest’anno a sei personaggi-metafora che rappresentano altrettanti fatti socialmente rilevanti.
La mostra è completata da un’esposizione di macchine fotografiche d’epoca della collezione di Francesco Pusceddu.
Le fotografie in mostra sono di: Giulio Barrocu, Pierpaolo Corona, Riccardo Locci, Federica Mura, Carlo Murenu, Matteo Pierpaoli, Mirko Pusceddu, Andrea Sensi, Rosy Sitzia.
Dal 5 ottobre al 4 novembre 2012 sarà possibile visitare l’esposizione tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00, presso gli spazi del Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto.
Durante la mostra sarà possibile richiedere informazioni sulla Scuola di Fotografia  Man Ray Photo School 2012/2013.
 
 
 
 


Locandina

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Testo critico

Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà come, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno perché”.

(Man Ray)

 

Da quasi vent’anni la Man Ray Photo School si distingue sul territorio regionale per l’eccellenza del percorso didattico, pensato e articolato dal direttore Stefano Grassi. Le materie, insegnate da professionisti del settore, offrono le basi per affrontare l’affascinante quanto difficile mondo della fotografia dove tanti scattano e pochi creano. Le mostre didattiche, che sempre seguono e completano il corso, sono un momento importante di riconoscimento del lavoro svolto, un’opportunità straordinaria per gli allievi di mostrare il proprio percorso personale e collettivo.

Sono delle vere e proprie mostre personali che si snodano su temi scelti e meditati a lungo. Sotto la supervisione della scuola gli allievi imparano il lavoro diDSC_5129squadraindispensabile in un set fotografico, scoprono che lo scatto è solo la conclusione di un’operazione lunga e articolata dove ognuno è chiamato a svolgere un compito sempre diverso e armonico con il resto del gruppo. Nascono così i lavori di gruppo che quest’anno sono dedicati a personaggi-metafore di avvenimenti socialmente rilevanti: l’uomo d’affari controlla l’economia globale del pianeta in un gioco rischioso che ha ormai definitivamente estromesso la sovranità degli stati e i diritti dei popoli. La donna di Fukushima ci parla degli elevati rischi portati dalle centrali nucleari ma i giovani manifestanti sembrano contrapporsi, con la loro forza vitale, a tutto questo, restituendoci un po’ di speranza. Chiude il ciclo l’ambigua composizione sull’indottrinamento religioso, carica di una forte componente erotica suggeritrice degli scandali che troppo spesso minano le fondamenta della Chiesa. L’aderenza della fotografia ai temi di rilevanza sociale continua negli scatti dei singoli allievi: la depressione, male del secolo delle società così dette evolute, è raccontata da Giulio Barrocu nel bianco e nero silenzioso di una stanza. Sola e incapace di reagire, troppo spesso abbandonata a tristi e mortali pensieri, la modella si lascia ritrarre mettendo a nudo le sue fragilità come un personaggio di Diana Arbus. I reietti, ai confini della nostra opulenta società, sopravvivono negli scatti rubati di Rosy Sitzia nella romana Via dell’Umiltà. Sono clochard immortalati, come fece Brassaï nel 1933 nelle strade di Parigi, per costringerci ad una riflessione più profonda alla quale spesso volutamente ci sottraiamo. La povertà, questa volta di interi continenti, è trattata nel reportage di viaggio di Federica Mura, ma negli occhi dei bambini brilla quel diritto alla felicità che ogni essere vivente porta con sé dalla nascita. La fotografia come testimonianza ci riconduce ad una dichiarazione di Henri Cartier-Bresson che proprio in occasione di un suo viaggio in Africa ebbe a dire: “l'avventuriero che è in me, mi obbligò a testimoniare con uno strumento più rapido le cicatrici di questo mondo". Riccardo Locci riprende il tema del reportage fotografico, o meglio della fotografia documentaria, affrontando un tema locale di grande attualità: lo sciopero degli operai dell’ALCOA. Il ritratto è approfondito nelle stampe di Matteo Pierpaoli che sovrappone al corpo nudo del suo modello le fasce muscolari di un manuale di anatomia. Sembra quasi che una cera del Susini prenda vita. Questa pelle tatuata suggerisce all’occhio di andare oltre la superficie poiché per rappresentare qualsiasi cosa bisogna prima conoscerla. Il tema del paesaggio è affrontato e risolto con lavori efficaci e di ottima qualità da quattro allievi. La loro è una ricerca sensibile sulla quale riecheggiano le parole di Isabel Allende: “Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà.” Andrea Sensi si dedica al paesaggio urbano: sono scorci della città di Cagliari i cui edifici storici sembrano svettare per congiungersi al cielo in un ossimoro dove il peso delle nuvole si contrappone alla leggerezza aerea delle architetture. Pierpaolo Corona getta il suo occhio surreale al paesaggio marino in una bilanciata antitesi di forme sospese e gravi quando la notte cede il passo all’alba. Al tramonto si dedica invece Carlo Murenu, i suoi scatti tendono alla pittura per la presenza di una tavolozza ricca di tonalità morbide e varie.  Mirko Pusceddu, infine, indaga il paesaggio inaccessibile all’occhio nudo, sono scatti notturni che svelano mondi silenziosi e lunari sospesi tra il sogno e la realtà. La mostra è completata da un’interessante esposizione di macchine fotografiche d’epoca della collezione di Francesco Pusceddu. Fotografo professionista, Pusceddu ha collezionato, lungo l’arco di una vita, preziosi oggetti che vanno dal primo ‘900 agli anni ’70 -’80 del XX secolo con particolare riguardo verso le Kodak Instamatic, prime macchine fotografiche accessibili al grande pubblico.

 

Efisio Carbone

Immagini

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