Imperfetto Futuro 2008

 

Immagini della kermesse


































art in progress

Progetto di Wanda Nazzari
a cura del Centro Culturale Man Ray

Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto Cagliari
giovedì 6, venerdì 7, sabato 8 novembre 2008

 

“Imperfetto Futuro” Art in progress è un progetto interattivo ideato da Wanda Nazzari, direttore artistico del Centro Culturale Man Ray di Cagliari, spazio polivalente dedicato alla ricerca artistica contemporanea. L’evento, quest’anno alla sua sesta edizione, avrà luogo all’interno degli spazi del Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto a Cagliari, i giorni giovedì 6 novembre dalle 17.30 alle 21.00, venerdì 7 e sabato 8 dalle 17.30 alle 22.00.

Il Centro Culturale Man Ray attraverso “Imperfetto Futuro” Art in progress promuove giovani di talento nelle discipline artistiche di musica, teatro, danza, arti visive.
L’happening, “un vero atto liberatorio” come lo definisce Wanda Nazzari, ha permesso, ai protagonisti impegnati nelle varie forme artistiche, di arricchire, attraverso un reciproco scambio, il proprio vissuto emozionale, humus prezioso per le creazioni future.

La rassegna ha coinvolto un gruppo di allievi della scuola del Liceo Artistico Statale “Foiso Fois” di Cagliari, sede di via San Giuseppe; dell’Accademia di Belle Arti di Sassari; de “La Fabbrica Illuminata”, Scuola per l’Arte dell’Attore di Cagliari, diretta da Marco Parodi; della Scuola Civica di Musica di Cagliari; della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte e del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche dell’Università degli Studi di Cagliari.

Sono stati presenti per le Arti Visive: Federico Carta, Stefano Melis, Gabriele Pais, Enrico Piras, Simone Pisano, Antonello Sanna, Mattia Secci, Alberto Spada;
per il Teatro: Collettivo Darkness Elite, Le Compagnie del Cocomero, le allieve de La Fabbrica Illuminata, Roberta Locci, Luisa Massidda, Alessandro Pani, Elena Pau, Stefano Raccis, Daniela Spissu;
per la Musica: Aletheia, Il Coro della Scuola Civica di Musica, Marco Argiolas, Riccardo Dessì, Alessio Devita, Elena Ledda, Marco Loddo, Giuseppe Maggiolo Novella;
per la Danza: Compagnia Danzalabor Tersicorea, Devasta kings, 0n0ff, Valentina Cossu, gli Allievi di Luigia Frattaroli, Gabriele Vaccargiu.

Interventi: Antonello Dessì, “Mercurio Now”; Marco Nateri e Wanda Nazzari, “Listen!”;
Scrittura: Marcello Fois, Franca Nurchis;
Video: Stefano Grassi;
Opere sceniche: Marco Nateri.

 

"Mercurio Now"

Performance di Antonello Dessì con la partecipazione degli studenti del Liceo Artistico Foiso Fois 5°A e 5° A bis, sede S. Giuseppe di Cagliari.

I ragazzi corrono su una tela di 20 m dipinta da Antonello Dessì, che simboleggia il Passato.
La corsa dei ragazzi rappresenta il futuro incerto dei giovani, ma è anche il simbolo del viaggio interiore dell’uomo.
All’inizio della tela, la presenza dei due ragazzi simboleggia la dialettica tra Bene/Male, Eros/Thanatos, Apolineo/Dionisiaco.
L’Apollineo è rappresentato da un allievo dipinto di nero (Massimiliano Coscia), il Dionisiaco da un allievo che, a torso nudo, mostra i muscoli (Stefano Dessì).
Quando i ragazzi fingono di morire, l’artista dipinge la sagoma e il cuore dei giovani e li cosparge di glitter colorati, i giovani allora si rialzano per simboleggiare la Rinascita.

“L’incomunicabilità”

Performance di Roberta Locci e Alessandro Pani

La sovrapposizione delle gabbie rappresenta l’uomo che vuole arrivare sempre più in alto, con riferimento alla torre di Babele. Quando la torre di Babele cade comincia l’incomunicabilità tra gli individui, attraverso la scissione delle lingue. L’incomunicabilità che ne deriva rinchiude e ingabbia gli uomini nella propria nudità.

 

"Listen!"

Progetto di Wanda Nazzari
Regia e costumi di Marco Nateri
Video di Stefano Grassi

Con la partecipazione di Elena Ledda e degli allievi del Coro della Scuola Civica di Musica di Cagliari.

RASSEGNA STAMPA

Forse, il senso di tutto - se tutto ha un senso - è in quella tela che Alberto Spada rovescia, per dipingerla sul lato nascosto. È in quel gesto di disobbedienza che rompe l'ordine e ne stabilisce un altro. Perché un ordine c'è, c'è stato, in questo Imperfetto Futuro che per tre giorni, ogni giorno di più, ha riempito la grande sala secentesca del Lazzaretto di Sant'Elia, regalando a Cagliari un momento di vitalissima sinergia tra arti visive, danza, musica teatro e fotografia. Un ordine caratterizzato da una scaletta fittissima (35 momenti diversi, un coinvolgimento di 150 artisti) e da un assunto: l'arte non consola. Interroga, inquieta, allarma, esalta, sbilancia, infastidisce, stride, toglie il fiato. Spesso è incomprensibile e pure noiosa. Ma di consolatorio non ha niente. Come la vita, del resto.
E allora ecco che quell'Imperfetto futuro che dà il titolo alla rassegna assume oggi un significato ancora più forte. Ecco che questa manifestazione fatta da giovani (preziosi gli allievi del Dipartimento di storia dell'arte contemporanea di Marisa Frongia che hanno garantito l'accoglienza) sottolinea quest'anno più che mai - attraverso i suoi vari linguaggi artistici - l'inquietudine della precarietà, e insieme la voglia di costruirlo, questo imperfettissimo futuro. L'hanno fatto tutti, gli artisti che hanno partecipato gratuitamente, servendosi dei loro linguaggi e di un passato rappresentato dai “maestri”: e su tutti Wanda Nazzari, fondatrice del centro culturale Man Ray e anima (autogestita) dell'iniziativa, che ha chiamato a inaugurare la manifestazione “con un gesto e con un segno” un artista eclettico come Antonello Dessì. In seguito protagonista, con i suoi 25 alunni del “Foiso Fois” di Cagliari, di una coinvolgente performance: Mercurio Now vedeva schierati, tra le certezze eterne e opposte di Dioniso (Massimiliano Coscia) e di Apollo (Stefano Dessì), la mercurialità impazzita degli adolescenti. Costretti a difendersi dalla vita con una mascherina sulla bocca.
E che dire di Listen! ? Significa Ascolta! ed è stato il clou della terza serata: l'esaltazione degli opposti. Con Elena Ledda vestita di carta, e di bianco, a cantare mirabilmente i suoi goccius, e otto coristi della scuola civica di musica (tra essi il basso Efisio Carbone, autore dei testi della locandina della rassegna), a intonare uno dei canti gregoriani più belli, Jesu, dulcis memoria di Bernardo di Chiaravalle. Mentre le immagini seppiate di una recente manifestazione cagliaritana contro il decreto Gelmini trapassavano gli abiti, e si riflettevano sulle pareti bianche della sala: l'inquietudine del presente (e il suo forte impatto sociale) che irrompe sulla quasi eternità dei canti. A girare il video Stefano Grassi, che al Man Ray dirige la scuola di fotografia - protagonista trasversale della rassegna - a volere il contrasto Wanda Nazzari, che ha chiesto a Marco Nateri di creare i costumi e di curare la regia. Nateri, protagonista anche di una dura, angosciosa performance, che ha per protagoniste due gabbie di ferro da lui create: vi si infilano Roberta Locci e Alessandro Pani, danz-attori, quasi nudi, al termine di un percorso che li ha visti vestiti di bianco (ancora puri?) alle prese con il bisogno (e l'impossibilità) di comunicare. Giocano con cubi di ferro, costruiscono la loro personalissima torre di Babele, parlano lingue incomprensibili e infine fissano la loro incomunicabilità denudandosi e imprigionandosi in una gabbia che diventa la loro vita.
È di comprensione più immediata il disperato, feroce Io sono di Silvia Plath interpretato con grande intensità da Elena Pau, che ha partecipato alla kermesse con altri giovani attori della Fabbrica Illuminata di Marco Parodi. A far da contrappunto alle sue considerazioni sulla vita, e sul dolore, il clarino di Marco Argiolas: prima amico (è la Ninna nanna di Brahms ad accarezzare le nostre orecchie), poi angoscioso come solo la musica sa essere. Davanti ai fornelli, la poetessa americana che morirà suicida prepara una frittata e racconta il suo male di vivere.
Spumeggiante il dialogo-scontro tra Stefano Raccis e Luisa Massidda, giocato su alcune pagine del film di Kenneth Branagh Nel bel mezzo di un gelido inverno .
Affascinante, segnato dalla musica di Arvo Part, Simbiosi , del Trio Alluminium, performance di danza della scuola Tersicorea di Simonetta Pusceddu. Dove le luci di Gianni Melis danzano con Evelina Ambu, Ilaria Gallus e Annalisa Rocca. Ed è ancora danza, con le cinque allieve della scuola di Luigia Frattaroli, che mettono in scena una pagina di Lunamoonda , di Bruno Tognolini, ovvero il mondo salvato dagli Iskillellè. Con loro, il bravissimo Gabriele Vaccargiu. Protagonista anche di alcuni splendidi assolo (l'ultimo, struggente, danzato sul tema di Schindler's List di John Williams).
E ancora: la danza dei deliziosi On Off, che hanno contrappuntato vari interventi, quella di strada dei Devasta Kings, breakers eccezionali, l'inquietante performance del Collettivo Darkness Elite ( Visione I , testi e regia di Giacomo Pisano. E l'omaggio a Depero e al futurismo delle Compagnia del Cocomero, il dialogo estemporaneo tra il violino di Alessio De Vita (fedelissimo del Man Ray) e il pianoforte di Giuseppe Maggiolo Novella. E le improvvisazioni musicali di Riccardo Dessì e Marco Loddo e del gruppo jazz che conclude in bellezza con la balente Stefania Liori. Si chiama Aletheia “verità”, termine che in questo contesto suona come un ossimoro. E ancora, le tele dipinte di Federico Carta, Stefano Melis, Gabriele Pais, Enrico Piras, Simone Pisano, Antonello Sanna, Mattia Secci, Alberto Spada.
Il performer più giovane di tutti è Mattia Dessì, anni 7: spetta a lui il compito di tracciare (dopo Stefano Raccis) il primo segno sulla grande tela della terza giornata. Disegna un rettangolo rosso, come rossa è la lunga striscia che con sempre maggior sicurezza, traccerà, a delimitare lo spazio del coro gregoriano. Chissà che cosa ha colto, di Imperfetto futuro , il piccolo Mattia. Che cosa ha capito delle pagine mirabili del Picta di Marcello Fois, lette da Daniela Spissu e Stefano Raccis, (...“niente è stato fatto per la vista, ma per l'anima”...). O dei versi di Franca Nurchis che chiudono la manifestazione “...tutto si chiude nel silenzio altissimo di un respiro, all'infinito”.... Forse, anche per lui, è più facile cogliere il senso di quella tela rovesciata: gli racconta con un semplice gesto che l'obbedienza non è più una virtù. Tanto meno nell'arte.

Maria Paola Masala

 

In collaborazione con:

Fondazione Banco di Sardegna