La Trama e oltre...

L'abito non è altro che il linguaggio del nostro corpo e, perciò, della nostra identità; è il mezzo per dire chi siamo o chi vorremmo essere, è, insomma, il riflesso di un tempo e di una cultura tradotta in apparenze materiche. L'abito perciò ci rappresenta come un altro io, una sorta di doppio che manifesta l'appartenenza del nostro essere. Ma l'abito può diventare anche un gioco con gli altri e con se stessi, un possibile travestimento per nascondere il proprio privato, per essere altro da se. Talvolta, l'abito può prendere la forma di un oggetto del desiderio, in cui si rapprendono pulsioni consce ed inconsce, tanto più, poi, se a pensarlo è un artista che, delle forme consuete, fa opera d'arte, indossabile o solo godibile nella creatività manuale ed estetica.


Alcuni artisti, scelti per la particolarità della loro ricerca, sono stati invitati a realizzare un abito che riveli, insieme al pensiero creativo, anche la preziosa artigianalità del fare. Abiti d'artista quindi! Abiti fantastici che raccontano fiabe o che si ispirano ad accadimenti reali, abiti per sognare o per difendersi, abiti da godere e da guardare come opera d'arte.

Come una pelle che mostra ancora i segni del corpo si apre l'abito scultura di Marilena Pitturru. Corte maniche rivelano braccia protese come piccoli ali.

"Intoccabile" è il titolo dell'opera di Annalisa Achenza. Gioiosamente dipinta, ma lacerata, rivela, al suo interno, un'anima di filo spinato e chiodi a difesa della propria sofferta intimità.

Alle vedove assassine di Dubrowka si ispira Silvia Argiolas. Il suo abito scultura, sapientemente risolto, si erige quasi in boccio, come fiore delicato, mentre, una lunga miccia, che diventa ferita, lo attraversa.

Ancora alle vedove di guerra si è ispirato Antonello Ottonello nella sua opera "1943". Carica di simbologie dolorose, lacerata e preziosamente ricomposta di materiali poveri e naturali. Spine a ricucire la ferita sospesa su uno sprazzo di cielo.

Metafora costante del lavoro di Simone Dulcis lo scudo, che qui si fa presenza abitabile e reale, e che l'artista interpreta nei termini di una primitività carica di echi simbolici.
Festa grande per Luisanna Atzei che rivisita l'abito delle donne sarde, quello delle grandi occasioni. Una versione quasi evanescente la sua, fatta di garza trasparente e pensiero lieve che si fa scultura.

E in clima di festa troviamo ancora Maria Cristina Boi e Margherita Usai nel loro divertente abito "Cercasi Adamo", gioiosa spirale di velluto rosso e preziose sete dipinte.

Struttura conica, fiabesca, per la creazione del "Mantello totem" di Francesca Corradini, luogo di rifugio, di protezione, possibile veicolo tra la terra e il cielo.

E' blu, blu tuareg la creazione di Franca Nurchis, che proprio ai tuareg del deserto si è ispirata. Il suo abito si erige rigoroso. Venti di sabbia hanno lasciato le loro tracce.

Tronco di cono e maniche a croce per Paolo Ollano. La sua opera "Metamorfosi", risolta tra variazioni di collage ed elementi pittorici, esprime il disagio dell'artista prigioniero di se stesso. Sulla sommità silenziose farfalle, speranza di futuri voli.

Ironicamente si presenta Marina Madeddu con la sua confezione intitolata "Fantasia" fatta di "lana 50%, fibra acrilica 10%, ottimismo 40%". Particolarmente attenta al rispetto delle amate geometrie, Marina le dispone sgargianti e, parole sue, "garantisce una visione a colori del futuro".

"Anturium", come il nome del fiore molto amato e al quale si è ispirata è l'abito scultura di Maria Grazia Medda. Fantastico frac, fatto di tela povera su tulle nero. Raffinato contrasto, prezioso rifugio per celarsi, sulla cui sommità un cuore di raso rosso si rivela.

"Penultimo atto" è la creazione di Marco Nateri. Una bara di garza nera, ultimo rifugio terreno dell'uomo, ingioiellata da una corona - collana di rose profumate che inneggia alla sua rinascita.

Wanda Nazzari

 

06Da sinistra opere di:
Silvia Argiolas, Luisanna Atzei, Antonello Ottonello

 

 

 

 

 

 

21Da sinistra, opere di:
Simone Dulcis, Franca Nurchis, Maria Cristina Boi e Margherita Usai, Maria Grazia Medda, Marina Madeddu.

 

 

 

 

32Da sinistra, opere di:
Paolo Ollano, Marilena Pitturru, Francesca Corradini, Annalisa Achenza.

 

 

 

 

 

27Da sinistra, opere di:
Maria Grazia Medda, Marina Madeddu.