Spazi & ritmi

 

MOSTRA PERSONALE DI ADA ATZEI

Centro Culturale Man Ray - Cagliari
Dal 18 al 28 marzo 2000
A cura di Massimo Antonio Sanna
 

02Minuziose fatture eseguite da punte di vario tipo. Tecniche miste di inchiostri, pastelli, pennarelli e acquarelli tendenti al monocromo su carte diverse, inquadrettamenti in un sistema di piani sovrapposti, ma ambigui, che ora emergono, ora sprofondano. Mentre la visione d'insieme è uniforme, avvicinandosi ci si accorge che ogni piano è modulare e complesso, composto da una teoria di universi a sé tutti concorrenti a formare un unico totale. Le differenze che possiamo percepire non sono sostanziali, stanno tutte nella scelta del diverso formato, nel colore e nel fatto che i lavori piccoli sono degli studi ancora aperti, mentre i grandi sono dipinti conchiusi e finiti. In questi ultimi, il termine pittura è una traslazione perché, nonostante la forte densità cromatica e il lieve tenore materico, il primo impianto è soprattutto grafico. Minuziose fatture eseguite da punte di vario tipo. Tecniche miste di inchiostri, pastelli, pennarelli e acquarelli tendenti al monocromo su carte diverse, inquadrettamenti in un sistema di piani sovrapposti, ma ambigui, che ora emergono, ora sprofondano. Mentre la visione d'insieme è uniforme, avvicinandosi ci si accorge che ogni piano è modulare e complesso, composto da una teoria di universi a sé tutti concorrenti a formare un unico totale. E' una composizione che trae spunto dalle variazioni musicali. Sia una sinfonia contemporanea, sia una lunga suite jazz, - dall'hard-bop in poi- con un tema che si sviluppa in una jam session di micromodulazioni strumentali e armoniche. Timbri e ritmi sono sempre gli stessi, ma variano continuamente e impercettibilmente.Altra risultante (ma di mero effetto fenomenico e stilistico si tratta) danno i piccoli disegni anche questi caratterizzati dalla tecnica mista e pure circoscritti nell'ambito della mera grafica piuttosto che nel contesto della Pittura. In tutti, Ada Atzei palesa la ricerca teorica dello spazio fisico naturale, ma nei piccoli disegni predomina la transitorietà del non finito, e lo vuole dimostrare l'allestimento che è stato prescelto.Questa finta serialità, questo ripetere lo stesso oggetto, non rappresenta altro che il frammentarsi dell'opera finale in tanti piccoli elementi, denota cioè la particolarità che le singole parti hanno e che, invece, nel dipinto finito, compongono il tutto. Il disvelarsi dell'oggetto rappresentato è palesato dal tema scelto, la prospettiva. La prospettiva - rinascimentale negli schizzi e fontaniana nelle carte più grandi - è vista per mezzo di punti di fuga. Assistiamo quindi al costruirsi di uno spazio ideale, una scenografia che è allo stesso modo realistica e impossibile. Ritorna alla memoria la serie che G. B. Piranesi dedicò alle architetture delle "Carceri", a quei luoghi senza tempo e fisicità comune che, nascendo dal suo bulino evidenziano che nell'arte non esiste irrealtà. Tutto ciò che appare è.

Massimo Antonio Sanna