Di luoghi e di tempo

MOSTRA PERSONALE DI WANDA NAZZARI

A cura di Alessandra Menesini

Casa Olla - Quartu Sant'Eelena
Dal 9 al 19 ottobre 1999

foto4A policromi legni si affidano i rifugi segreti di Wanda Nazzari, che smonta e incide, dipinge e incolla, tesse fili di pace e affila punte guerresche, costruisce e sottrae fino a dare nuova identità ai materiali che rende diversi e obbedienti alla passione della sua ricerca e al rigore della sua tecnica. Legno disossato e ricomposto con il colore, tavole su cui uno scavare inesausto costruisce friabili alveoli in rilievo, in un viola che pesca nel blu con una lontana eco di rossi primigeni. Il colore della rigenerazione, il viola regale, è il primo attore di una rappresentazione della duttilità della materia, del legno forgiato e quasi dissolto verso la tensione del movimento. Sottili menhir allineati in formazione geometrica si fanno sfuggire una scheggia roteante e colorata, un irriverente guizzo, un atomo ribelle. E sempre il colore copre e illumina, sorprendente e inatteso in sfaccettature che si fatica ad individuare tutte, in un gioco continuo di pieno e di vuoto, di luminose oscurità che intrecciano scolpito e dipinto facendo di colore e materia un unico mezzo.
Tinte screziate in dosatissimi toni scandiscono cromaticamente gli spazi e le pause e soprattutto i segreti meandri dei paesaggi dell'anima e il suo girovagare e il suo continuo cercare e la sosta - per poco - in microscopiche nascoste caverne. Nidi accennati sulle pareti dei polittici nascondono il loro nucleo più fondo con tracce depistanti di colore. Distrarre il predatore, allontanare il curioso e così mantenere un'ombra discreta su ogni storia che il nido protegge. Il bosco salvifico ha i suoi misteri, i graffiti che lo segnano possono venir decifrati solo da attenti cacciatori di segni.
Al di là di un impatto visivo di grande valore estetico, le opere di Wanda Nazzari propongono livelli di lettura profondi efoto9 stratificati in un'analisi che può individuare i cambiamenti di direzione, lo spezzarsi di una linea, lo sfiorarsi di curve su faticate superfici fitte di solchi o accontentarsi di un complessivo sguardo d'insieme comunque appagante. C'è uno sdoppiarsi tra il mostrare e il celare che Wanda Nazzari esercita con continua attenzione, ricorrendo alle bende, ai veli, alle reti e anche a punte avvolgenti di colore che catturano la luce o si rifiutano di mostrarsi, come camaleonti di notte.
Nella sua poetica della comunicazione dissemina piccole icone di croci rovesciate, apici che si avvicinano fino quasi a toccarsi, trame sfilacciate che si incontrano in una ritrovata armonia. Stende ali su molti pannelli o su piccole tavole, poi le asciuga, le assottiglia e infine le nega, lasciando di loro soltanto il ricordo. Simboli stilizzati che tornano con la stessa tensione e la stessa forza evocativa su tutta la produzione di un'artista che pone come ragione prima della sua necessità di esprimersi la relazione con gli altri. "Di luoghi e di tempo" è titolata questa mostra che costruisce in uno spazio fisico gli spazi della mente, tra snelle sagome tra le quali si può girare, aperto labirinto dove i passi possono esitare ma da cui si può vedere il cielo e rintracciare i propri passi perduti.
Sotto i colori di lava e la loro energia, c'è un'urgenza di voci, una moltitudine di appigli, variegati asili. Ogni incavo può essere un'ora, ogni traccia una giornata del mondo. Qui il tempo si frammenta guadagnando una quantità di attimi, il tempo fermo della riflessione.

Alessandra Menesini