Giocattoli d'artista

MOSTRA COLLETTIVA

Progetto e allestimento di Wanda Nazzari
Scritti in catalogo di Anna Maria Janin
Schede illustrative di Alessandra Menesini

Casa Olla - Quartu Sant'Elena
Dal 10 al 19 dicembre 1999

toys02Nella dedica de Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupery ha scritto: "Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano". Un'osservazione talmente vera da apparire ovvia.
Allora, provando a ricordare...
C'erano una volta i giocattoli, oggetti molto desiderati che ricevevo in quantità moderata in occasione delle festività natalizie e degli anniversari, per la perdita dei primi dentini o per qualche malattia infantile, oppure quando i miei genitori tornavano da un viaggio. Per esempio ricordo un carrettino siciliano di legno variopinto, col cavallino impennacchiato, e un carico di gingilli e scatolette che, a grattarle con l'unghia, rilasciavano un intenso profumo di bergamotto: una sensazione tattile-olfattiva così nuova e piacevole che l'ho ancora perfettamente presente. E siccome al tempo della mia infanzia si donava con parsimonia, quegli oggetti erano anche molto amati, molto usati e molto indagati, spesso fino a guastarli e addirittura distruggerli. Ma evidentemente la curiosità era tale da renderne sopportabile la perdita. Oggi è diverso: i bambini di fine millennio ne ricevono in quantità impressionante e se ne stancano quasi subito abbandonandoli a stipare cesti, cassetti, scaffali. Ben presto desiderosi di riceverne altri, in una precoce ansia da possesso che fin dalla più tenera infanzia li predispone a consumismo. Con un meccanismo psicologico che i pubblicitari ben conoscono, riuscendo con le loro martellanti sollecitazioni a convincere genitori e parenti che la felicità del bambino sta nella quantità di giocattoli che gli vengono donati, e non piuttosto nella loro qualità: cioè nella potenzialità informativa e formativa e nella capacità di stimolare la fantasia infantile.
Ormai sottoposti alle leggi del mercato come qualunque altro prodotto, in questi ultimi decenni i giocattoli hanno subito toys08trasformazioni radicali i vecchi materiali - legno, latta, celluloide, cartapesta, terracotta, panno - sono stati sgominati dalla plastica. I congegni meccanici, solitamente a molla, che li facevano muovere col gesto quasi magico-rituale di dare la carica, sono stati surclassati dalle più efficienti pile e batterie. Che, oltre ad avere un impatto negativo sull'ambiente, hanno tolto al bambino quel ruolo di manualità attiva che era tanto importante per la consapevolezza del collegamento con il congegno interno, anima di ogni giocattolo. Ora è sufficiente il gesto insignificante di premere un pulsante sempre uguale per ottenere effetti diversi: movimento, luce, suono. Con l'avvento dell'elettronica, questa trasformazione ha assunto i caratteri di una vera e propria rivoluzione del concetto stesso di gioco e quindi di giocattolo. Una rivoluzione che si è ormai affermata e consolidata anche grazie a strutture progettate ad hoc, come la Città dei bambini realizzata recentemente a Genova in collegamento con la Cité des enfants di Paris-La Villette. Strutture perfettamente studiate e gestite per intrattenere le nuove leve al passo con i tempi.
Io però, forse per una ragione sentimentale o forse per incapacità di adeguarmi ai tempi nuovi, quando penso al gioco e ai giocattoli continuo ad immaginarli come quelli della mia infanzia. Non credo comunque di essere la sola, anzi sono sicura di essere in buona compagnia. Il regista Enzo D'Alò per esempio, per il bellissimo cartone animato La freccia azzurra, tratto da un racconto di Gianni Rodari, ha rappresentato tutto un mondo di giocattoli "antichi": dal trenino alla barchetta, dalla paperottola all'orsacchiotto, dai birilli alle bambole. Che non assomigliano affatto alle moderne Barbie, né alle stereotipate protagoniste dei cartoon più diffusi; meno che mai alle orride eroine virtuali tipo Lara Croft. Evidentemente, la fantasia di quell'artista è rimasta legata al mondo della sua infanzia. È anche perciò che, in questo momento di passaggio epocale, sollecitare gli artisti a produrre giocattoli sembra una scommessa intrigante. Che, se anche non darà una risposta a chi continua a chiedersi se l'artista sia un eterno bambino, regalerà a quanti vedranno la mostra un momento di riflessione gioiosa e giocosa. Forse anche qualcosa di più. Non è un caso che la Sardegna vanti illustri precedenti in questo campo, come i poetici giocattoli in cartone colorato realizzati da Edina Altara o lo stupefacente microcosmo di legno policromo creato da Eugenio Tavolara e Tosino Anfossi.

Anna Maria Janin

ARTISTI



BamboBimba
Capelli da bambina su occhi da sirena, la bambola di Luisanna Atzei veste la sua sagoma sottile di ottone e di velluto, scegliendo dal fondo di futuristici bauli una delle sue tante anime. Esile e lontana, raccoglie nelle scarpette alla bebè la sua voglia di giocare ancora.






Cavallopattino
Trotta e galoppa, il cavallino di Gianni Atzeni gioca sulla semplicità antica di una ruota e di un asse. Il puzzle che attende sul tavolo il ritorno di rudimentali cavalieri, è un quadro smembrato in listelli dipinti in tinte sfumate e sfuggenti, rompicapo d’autore per serate d’inverno.






Un paese
Lungo come un girotondo e allegro come una filastrocca: è il quaderno serpente di Zaza Calzia, con le lettere di carta colorata e il bianco degli spazi per chi voglia aggiungerci nuove parole. Si arrampica sul muro scalando le pareti per non finire prigioniero su banchi sonnacchiosi.






Aquilone
Tavole da cantiere impastate di polvere e cemento e ali gravate di solidi bulloni per il giocattolo crudele, l’aquilone che mai prende il vento. Erik Chevalier zavorra la voglia di leggerezza del figlio dell’aria con ganci e con catene, ferro rugginoso per dimenticare la libertà del cielo.






Il piolo
Fantastico e mansueto, l’animale impossibile di Salvatore Coradduzza, è molto amante della precisione. Vive di incastri perfetti, fili da tirare e pomelli di manovra gialli rossi blu. Su una tattile ossatura di legno, porta le tracce di estinti pterodattili ancora incerti se camminare o volare.






La scatola mangia paura
Butta dentro i cattivi pensieri e tappa bene la scatola magica ideata da Antonello Dessì. Nascosto sul fondo come un mostro marino, un drago medievale in polvere di fate si mangia i giorni amari, ingoia le paure, spaventa i tuoi fantasmi. Talismano infallibile, trita il nero e lo trasforma in luce.






Duddurustumpa
La casa – grancassa di Ombretta Locci è una gioiosa macchina da musica che suona con tutte le cose che trova, biglie e conchiglie, barattoli, bastoncini e secchi fiori di Jacaranda. Arnesi mai stati a un concerto, sconosciuti e domestici talenti, si schierano a comporre inconsuete polifonie.






Pleistescion
Compatto, squadrato, stipato: il totem metallico di Carla Orrù e Lidia Pacchiarotti è un prodigioso dispensatore di materiali da usare e cercare, un’isola della libertà del fare. Monolite industriale dall’anima allegra, si munisce di ogni pacifica arma per battaglie tra matite e pennelli.






Gong
Il peso del metallo sorpreso dalla leggerezza delle note: il carillon sfugge al rigore bianco nero della calibrata composizione di Maura Saddi come un folletto canterino. La geometria di un mondo ordinato e silenzioso appeso sul muro, nasconde un cuore ribelle, un diversivo spiazzante.






Simulazione di volo
Pedala che voli: il marchingegno leonardesco di Puccio Savioli ha ali di stoffa, pedali da bici e un fanalino sul muso. Rinascimento di materiali di recupero assemblati per inventare una affascinante Macchina inutile con occhi da cartoon. Forse veloce, ma decisa a non muoversi mai.






Ancora da covare
Un picchio ribaldo e un po’ dispettoso, ti becca, starnazza ma non molla il suo nido. Nella solitudine del suo comignolo (o ramo?), riflette pensieri di stoffa e avvista predatori di uova. Raffaello Ugo lo autorizza talvolta, per mezzo di un pulsante, a distrarsi un attimo dalla sua cova.