Ritratti dal buio

PERSONALE DI LILIANA CORONA

Centro Culturale Man Ray - Cagliari - (13 - 24 giugno 2003)
Tronchi, busti, teste. Frammenti di figura umana, nel pallido colore dell'argilla, nella sua consistenza porosa. Somigliano alle cere anatomiche, le sculture di Liliana Corona. Per metà lisce, rassicuranti, consuete, per metà sconosciute mappe di nervi e muscoli, di sangue e carne.
Spaccate, le forme si sdoppiano, mostrando contraddizioni e antagonismi, marcando un punto di cesura tra l'apparenza - ancora abbastanza olimpica - e un'interiorità aggrovigliata e sofferta. Le teste o i tronchi, questi avanzi di corpo, sono divisi in due parti nette, sono legati da corde, tormentati da aculei, costretti da zanche di ferro. Su tutte le opere, il lato visibile e quello oscuro e sotterraneo, con segni e addensamenti che vengono fuori come fossero organi interni.
Le donne dissimulano meglio il loro buio. Una di loro mantiene una posa classica, come una Dafne appena trasformata in alloro che contempla la sua metamorfosi. Col rossetto e i lineamenti distesi ma per capelli ha molle di rame e un infittirsi di chiodi. Sarebbe una facile figurazione, per una ritrattista abile come Liliana Corona, affidare alle linee del viso ogni possibile disperazione. Ciò che l'artista vuole rappresentare è invece il tumulto nascosto e sempre ricacciato in fondo alla coscienza, le spinte illogiche, gli smarrimenti riacciuffati, la ribellione tacitata. L'oscurità dei sentimenti oscuri, il dolore mai guarito che si scava le sue tane e trova la crepa da cui uscire. Accumulandosi in immagini strane e senza nome, tutte però pronte a mordere ancora, concrete e pesanti anche se, con molto sforzo, per lungo tempo ignorate.

Alessandra Menesini